di Aisha Harrison
In una intervista al quotidiano il ministro della Difesa lancia un allarme netto: “Siamo davanti alla crisi più dura degli ultimi decenni. Una somma di criticità che si accumula e si autoalimenta, sempre più difficile da risolvere”.
“Abbiamo costruito l’Organizzazione delle Nazioni Unite, ma l’abbiamo lasciata morire lentamente, privandola di ruolo e influenza. Oggi conta solo la potenza militare”. Lo ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto in un’intervista al Corriere della Sera, denunciando la fragilità dell’ordine internazionale e il fallimento del multilateralismo. Il timore più grande, però, riguarda il livello di rischio globale: “Temo che ciò che è già drammatico possa precipitare ancora. L’umanità ha dimostrato che non esiste limite alla follia. Hiroshima e Nagasaki avrebbero dovuto insegnarci qualcosa, invece continuiamo ad avere armi nucleari e chi non le ha le cerca”. Un riferimento implicito a una possibile escalation nucleare, che il ministro evita di nominare direttamente: “Non voglio nemmeno pronunciare quella parola. Il rischio è la follia”.
Sull’ultimatum lanciato dal presidente americano Donald Trump, Crosetto è prudente ma critico: “È il leader di una nazione sovrana, nessuno dall’esterno può influenzarlo”. Tuttavia aggiunge una riflessione politica significativa: “Dovrebbe avere collaboratori più coraggiosi. Uno dei problemi è che nessuno osa contraddirlo”.
Il ministro italiano evidenzia anche le ambiguità strategiche dell’attuale conflitto: “L’Iran degli ayatollah era un problema per tutti, ma una guerra decisa senza confronto e legittimità internazionale rischia di trasformarsi in un regalo per Teheran”. Da qui la critica implicita ai tempi e ai modi dell’intervento. Quanto al ruolo europeo, Crosetto riconosce limiti evidenti: “L’Europa fa ciò che può, ma senza successo”. E rivendica la posizione italiana, che ha preso le distanze dal conflitto pur restando nell’alleanza con Washington: “L’Italia non è alleata di un presidente, ma degli Stati Uniti. Rompere questo legame sarebbe un errore grave”.
Fondamentale, in questo scenario, resta la NATO. “Senza la difesa dell’Alleanza ogni Paese sarebbe molto più esposto. Un eventuale ritiro delle truppe americane dall’Europa ci renderebbe più deboli”, avverte.Sul piano interno, il ministro invita a un cambio di atteggiamento: “Maggioranza e opposizione devono deporre le armi. Serve maturità e coesione per affrontare una crisi senza precedenti”. Anche perché le conseguenze potrebbero essere imminenti: “Nel giro di un mese non tutto, ma molto potrebbe essere bloccato”.
L’unica via indicata resta quella diplomatica: “Dialogo e iniziativa internazionale. Ma bisogna agire insieme, superando rigidità e burocrazie”. In gioco, conclude Crosetto, non c’è solo l’esito di un conflitto, ma la tenuta stessa degli equilibri globali.
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