di Emilia Morelli

Il ritorno della Russia alla Biennale continua infatti a far discutere. Al centro delle polemiche c’è la performance prevista durante la Vernice dal 6 all’8 maggio, un evento multidisciplinare che unirà musica, filosofia, arti visive e installazioni audiovisive nel padiglione russo ai Giardini di Venezia

Dopo quattro anni di assenza dalla principale manifestazione artistica mondiale, Mosca Russia biennalepunta a una presenza fortemente simbolica. L’evento, inizialmente riservato a giornalisti e addetti ai lavori, dovrebbe poi essere trasmesso su grandi schermi installati sulla facciata del padiglione, rendendo la performance visibile anche ai visitatori della Biennale.

Una performance internazionale tra workshop e sound art

Secondo indiscrezioni raccolte da Adnkronos, il progetto coinvolgerà circa trenta persone tra artisti, musicisti, filosofi e poeti. Una parte dei partecipanti proverrebbe dalla Russia, mentre altri arriverebbero da Argentina, Brasile, Mali e Messico.

Tra gli ospiti ci sarebbe anche DJ Diaki, artista sonoro maliano noto per la fusione tra ritmi africani, folklore russo e musica elettronica.

L’iniziativa viene descritta dagli organizzatori come una sorta di festival artistico permanente, con workshop, interventi filosofici e sperimentazioni multimediali pensate per promuovere il dialogo interculturale e valorizzare pratiche artistiche considerate periferiche rispetto ai grandi centri culturali globali.

Il nodo politico del ritorno russo

La presenza della Russia alla Biennale rappresenta però il principale motivo di scontro.

Il ritorno del padiglione russo arriva infatti in un contesto ancora segnato dalla guerra in Ucraina e dalle tensioni tra Mosca e gran parte dell’Occidente. Per questo motivo, il progetto viene osservato con attenzione non soltanto dal mondo dell’arte, ma anche da quello politico e diplomatico.

Gli artisti coinvolti nel progetto

All’interno dello spazio espositivo dovrebbero essere presentate opere di pittura, scultura, performance multimediale e sound art firmate da numerosi artisti internazionali e russi.

Tra i partecipanti figurano Lizaveta Anshina, Ekaterina Antonenko, Vera Bazilevskikh, Antonio Buonuario, Serafim Chaikin, Marco Dinelli, Timofey Dudarenko, Faina, Zhanna Gefling, Oleg Gudachev, Sofya Ivanishkina, Jaijiu, JLZ, Tatiana Khalbaeva, Alexey Khovalyg, Daria Khrisanova, Nikita Korolev, Oksana Kuznetsova, Roman Malyavkin, Petr Musoev, Artem Nikolaev, Veronika Okuneva, Valerie Oleynik, Georgy Orlov-Davydovsky, Yaroslav Paradovsky, Bogdan Petrenko, Alexey Retinsky, Ekaterina Rostovtseva, Antonina Sergeeva, Mikhail Spasskii, Lukas Sukharev, Alexey Sysoev, Olga Talysheva, Ilya Tatakov, Alexey Tegin e Maria Vinogradova.

Gli organizzatori: “Uno spazio di dialogo culturale”

La commissaria del padiglione russo, Anastasia Karneeva, ha spiegato che il progetto punta a mettere in relazione “radici locali e prospettive globali”, creando uno spazio aperto di confronto culturale.

Secondo gli organizzatori, l’arte dovrebbe essere un terreno capace di superare divisioni politiche e tensioni internazionali. Una visione che, però, continua ad alimentare il dibattito attorno alla presenza russa alla Biennale di Venezia

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