di Redazione
Due membri della commissione ministeriale per i fondi al cinema lasciano l’incarico dopo le polemiche sull’esclusione del documentario su Giulio Regeni. Critiche anche dal mondo politico e culturale
Si apre un nuovo fronte di polemica attorno ai finanziamenti pubblici al cinema italiano. Paolo Mereghetti, noto critico cinematografico, e Massi
mo Galimberti, consulente editoriale, hanno rassegnato le dimissioni dalla commissione del Ministero della Cultura incaricata di assegnare i contributi selettivi.
La decisione arriva a ridosso del question time alla Camera, dove il ministro Alessandro Giuli è chiamato a rispondere a un’interrogazione presentata dal Partito democratico sul mancato sostegno al documentario “Tutto il male del mondo”, dedicato al caso di Giulio Regeni. Il progetto non ha ottenuto fondi per il 2026, mentre tra le opere finanziate figura anche una produzione sulla vita del cantante Gigi D’Alessio.
Galimberti ha spiegato di aver lasciato l’incarico per divergenze sui criteri di valutazione, precisando che la scelta non è legata a un singolo episodio né intende assumere un tono polemico. Mereghetti, pur non essendo coinvolto direttamente nella decisione sul documentario, ha invece parlato di una scelta dettata da coerenza personale, per marcare la propria distanza rispetto ad alcune decisioni prese all’interno della commissione.
Sul caso si è acceso anche il dibattito politico. Il Partito democratico ha definito l’esclusione del documentario “difficile da comprendere” e priva di motivazioni adeguate, ipotizzando una natura politica della decisione e criticando una presunta centralizzazione dei processi decisionali. Sulla stessa linea Alleanza Verdi e Sinistra, che ha parlato di un sistema compromesso e poco meritocratico.
Perplessità arrivano anche dal settore cinematografico. Il coordinamento di autrici e autori ha espresso sorpresa per l’esclusione di opere ritenute di alto valore culturale e civile, sottolineando in particolare l’importanza del documentario su Regeni nel mantenere alta l’attenzione su una vicenda ancora aperta. Gli addetti ai lavori chiedono maggiore chiarezza sui criteri e sulle competenze richieste a chi gestisce l’assegnazione di risorse pubbliche.
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