di Aisha Harrison

L’annuncio della riapertura dello Stretto di Hormuz, sottolinea Al Jazeera, ha avuto effetti immediati sui mercati internazionali. Il prezzo del petrolio ha registrato un calo significati
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha annunciato che lo Stretto di Hormuz è nuovamente aperto al transito delle navi commerciali per tutta la durata del cessate il fuoco in corso. La decisione rappresenta un passaggio significativo nella riduzione delle tensioni regionali, ma non chiude affatto la crisi. Secondo le autorità iraniane, la misura resterà in vigore fino alla scadenza della tregua tra Washington e Teheran, prevista per martedì. Lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale, è infatti uno dei punti strategici più sensibili dell’intero sistema energetico globale.
Sul fronte statunitense, però, la lettura della situazione appare più cauta. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che, nonostante la riapertura del passaggio marittimo, il blocco navale americano continuerà fino a quando un accordo con l’Iran non sarà “completamente definito al 100%”. In un messaggio diffuso su Truth Social, Trump ha sottolineato come “la maggior parte dei punti sia già stata negoziata” e si è detto ottimista sulla possibilità di una rapida intesa, ipotizzando nuovi colloqui già nel fine settimana.
La prospettiva di un accordo resta tuttavia legata a un quadro diplomatico ancora fragile. Secondo fonti politiche, il Pakistan – indicato come mediatore chiave – sta intensificando gli sforzi per riaprire il tavolo negoziale dopo il fallimento dell’ultimo round di colloqui svoltosi a Islamabad. Parallelamente, Trump ha lasciato intendere la possibilità di un coinvolgimento diretto nei negoziati, affermando di essere disposto a recarsi in Pakistan per la firma di un eventuale accordo di pace, qualora le trattative dovessero concludersi positivamente.
Mentre la crisi sullo Stretto di Hormuz domina l’attenzione internazionale, un altro fronte rimane instabile: quello libanese. La tregua di dieci giorni tra Israele e le forze sostenute dall’Iran, in particolare Hezbollah, appare formalmente ancora in vigore, nonostante accuse incrociate di violazioni. L’esercito libanese ha denunciato diverse infrazioni da parte israeliana, mentre Israele ha ribadito che le sue forze non si ritireranno dal sud del Libano. Hezbollah, dal canto suo, ha dichiarato che rispetterà il cessate il fuoco solo in caso di cessazione degli attacchi israeliani.La situazione rimane quindi altamente instabile, con il rischio di una ripresa delle ostilità che potrebbe compromettere anche i negoziati più ampi in corso tra Stati Uniti e Iran.
Nonostante le tensioni, Washington continua a spingere per una soluzione politica complessiva. Il presidente degli Stati Uniti ha ipotizzato la possibilità di un incontro alla Casa Bianca tra rappresentanti di Israele e Libano entro due settimane, nell’ambito di un più ampio tentativo di stabilizzazione regionale. La crisi legata a Hezbollah resta infatti uno dei principali nodi irrisolti nei negoziati sul conflitto più ampio, che coinvolge direttamente anche l’Iran e i suoi alleati regionali.
L’annuncio della riapertura dello Stretto di Hormuz, sottolinea Al Jazeera, ha avuto effetti immediati sui mercati internazionali. Il prezzo del petrolio ha registrato un calo significativo, mentre i futures azionari hanno segnato un deciso rialzo, riflettendo l’attenuarsi – almeno temporaneo – dei timori legati all’approvvigionamento energetico globale. Gli analisti sottolineano tuttavia che la volatilità rimane elevata e strettamente legata all’esito delle trattative tra Stati Uniti e Iran nei prossimi giorni.
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